Umana Reyer Venezia, l’inevitabile chiusura del ciclo più vincente degli ultimi anni

0

Tutti i cicli prima o poi inevitabilmente finiscono e l’eliminazione contro Tortona ha di fatto chiuso quello di Venezia. Le ultime stagioni orogranata sono state di fatto le più vincenti in Italia e non solo. Stagioni fatte di 2 scudetti, 1 Coppa Italia e una Fiba Europe Cup.

Quest’ultima stagione merita, a nostro avviso, un’analisi più ampia su come si è arrivati a questa chiusura.

Andiamo quindi per capitoli e per gradi

Mercato estivo

Partiamo da qui, mai la Reyer aveva cambiato cosi tanto come quest’estate. 6 nuovi innesti e di questi solo la 2 hanno “terminato” la stagione. Charalampopolous, Phillip e Sanders hanno salutato anzitempo il gruppo. Il terzo non tagliato, ma che ha “finito” la stagione anzitempo è Echodas, finito completamente fuori dalle rotazioni di De Raffaele. Brooks alla fine è quello che ha reso di più anche a livello di continuità ed energia in campo, faticando comunque all’inizio e post covid. Vitali non ha mai raggiunto il 100% della forma, all’inizio causa un’estate “olimpica” non stop, poi causa di un infortunio in Nazionale, molto più serio del previsto, ha faticato a ritrovare la miglior condizione in un periodo cosi intenso come i playoff. Non ci si può quindi nascondere che sia stato un mercato “infelice” e che possa aver influito sul difficile avvio di stagione.

Eliminazione con Tortona

L’eliminazione con Tortona brucia ancora, soprattutto per come è arrivata. C’è il rammarico di aver portato via gara 1 fuori casa e non aver sfruttato il fattore campo, di fatto ribaltato, per andare in semifinale. Una cosa va detta però, Tortona è una gran bella squadra, con forse due tra gli americani più forti della LBA ( Daum e Macura) e allenata in maniera splendida da coach Ramondino. Aggiungiamo che la semifinale raggiunta nel complesso è meritata per l’andamento della stagione e non dimentichiamoci della finale, poi persa, di Coppa Italia contro la corazzata Olimpia Milano.

Stefano Tonut

Si è parlato tanto in estate di lui, forse troppo, ma Stefano è riuscito a gestire al meglio la pressione di chi lo voleva lontano da Venezia e da chi sosteneva fosse difficile ripetersi dopo la stagione da MVP dell’anno scorso. Fin dall’inizio ha dato chiari segnali di esserci con testa e fisico, il covid l’ha rallentato, ma si è sempre dimostrato l’ultimo ad arrendersi. Sarà un’estate lunga dove molto probabilmente prenderà una delle scelte più importanti per la sua carriera. Onore a lui.

Austin Daye

Nessuno lo voleva questa estate, ma il talento californiano è forse il giocatore che più è mancato nel finale di stagione. Giocatore in grado di accendersi da solo e di punti facili nelle situazioni di gioco rotto. Purtroppo i problemi alla schiena lo hanno perseguitato per tutta la stagione, ma si sono aggravati nel periodo clou. Un triste finale per il classico giocatore che “o lo odi o lo ami” che ha speso i suoi anni migliori, a livello di prestazioni, proprio qui in laguna.

Mercato gennaio

Il famoso “mercato di riparazione” ha portato a Venezia due giocatori esperti a livello europeo come Jordan Theodore e Jordan Morgan, già compagni la stagione passata all’Unics Kazan. Il primo ha portato quel carisma e quella personalità che un po’ è mancata nel ruolo di playmaker, ma purtroppo anche per lui un infortunio contro Milano ne ha dovuto accelerare i tempi di rientro senza poter mai tornare veramente al 100%. Il secondo invece è arrivato ancora in fase di riabilitazione dopo il brutto infortunio al ginocchio dell’anno scorso. Motivo per cui anche qui non si è potuto vedere fino in fondo il vero Morgan. Sostanzialmente Venezia ha puntato su giocatori esperti, una scommessa anche qui forse parzialmente persa.

Infortuni e Covid

Questo sicuramente il capito più amaro di questa stagione. Come più volte detto da WDR e dai giocatori, praticamente il gruppo orogranata non è quasi mai riuscito ad allenarsi al completo. Ci sono stati tanti infortuni, partire da quello che si trascinava dalla stagione scorsa di capitan Bramos, rientrato poi solo a fine dicembre. Mazzola è stato fuori a lungo, Daye con i suoi problemi alla schiena ha saltato gran parte delle partite, per finire con Vitali out quasi 2 mesi nel momento cruciale della stagione. Altro fattore da non dimenticare è stato il covid che a rotazione a colpito quasi tutto il roster, prima Tonut, Cerella e Stone per finire con De Nicolao e Brooks. Quest’ultima non deve essere un’attenuante, ma ha sicuramente inciso su più di qualche risultato sia in campionato che in EuroCup.

Walter De Raffale

Come ogni anno quando i risultati faticano ad arrivare viene messo in discussione, lui come la dirigenza. Ma Walter è stato forse l’unico, o uno dei pochi a continuare a credere nel gruppo e nel suo progetto anche e soprattutto quando Venezia si è trovata al 12 posto. Dagli addetti è sempre stato detto – non è facile adattarsi al sistema WDR – fatto di mille sfaccettature da applicare al limite della perfezione. Ma poi com’è che non ce ne sia un giocatore che ne parla male? Forse sotto sotto un motivo ci sarà, anzi più di uno. A conti fatti Venezia è una delle squadre che ha vinto di più negli ultimi anni e gran parte del merito va data a coach De Raffaele, per la sua capacità umana di gestione del gruppo e tecnica per la conoscenza pazzesca del gioco.

Andamento stagione

Partita forte con i gironi per accedere alla F8 di Supercoppa si è poi trovata in una condizione di continui Up&Down all’interno delle partite. Partite dominate a tratti e fatte di finali bui sia in campionato che in EuroCup. Il momento più basso forse è stata la sconfitta contro Varese, da li in poi il gruppo, trainato dallo “zoccolo duro” si è compattato e ha infilato 10 vittorie (di cui 7 consecutive) su 12 giocate, raggiungendo i playoff – ad un certo punto quasi insperati – sia in Italia che in Europa. In Italia vi abbiamo detto come è andata, mentre in EuroCup è arrivata l’eliminazione per mano dei francesi del Metropolitan con Venezia ridotta quasi ai minimi storici a livello di roster. Eliminazione con rimpianto per una stagione Europea comunque giocata a tratti oltre le aspettative.

Zoccolo duro

Il gruppo storico, quello di cui tanti parlano, quello che ha spinto Venezia a vincere due scudetti ed una coppa negli ultimi anni, anche in questa stagione ha segnato, come ribadito piu volte da Walter De Raffaele, la via ai nuovi. Parliamo di capitan Bramos, leader silenzioso se ce n’è uno. Stone, uomo di De Raffaele se ce n’è uno. E che dire di Watt, uno dei centri più dominanti e allo stesso tempo “sottovalutato” degli ultimi anni. Per passare poi allo zoccolo azzurro con Tonut, De Nicolao e Mazzola. Gli ultimi due che, anche se con pochi minuti di utilizzo, hanno sempre dato il massimo senza mai una parola fuori posto. Menzione a parte va data per Cerella, giocatore di una professionalità unica, indispensabile a livello umano per lo scacchiere di WDR. Bruno è rientrato a tempo di record da un infortunio dando fin da subito il suo contributo fino all’ultima partita.

Tifo e pubblico

Ci sentiamo di fare un piccolo passo anche su questo tema. Da sempre Venezia è una piazza non semplice a livello di tifo. Quest’anno, vuoi per le capacità ridotte, vuoi per scelta, il tanto criticato “catino” del Taliercio difficilmente si è infiammato. Tornati quasi a pieno regime però la parte solitamente più calda del palazzetto ha deciso di non entrare. Scelta non unica nel suo genere, basti vedere la curva sostenitrice dell’Olimpia Milano. Scelta che però non è piaciuta proprio a tutti e che inevitabilmente ha fatto sentire la mancanza del supporto ai giocatori. Si era trovata una soluzione intermedia per poi tornare alla “normalità” arrivando fino ai fischi, ingiustificati, alla fine di gara 3. Il pubblico fa parte dello spettacolo e su più di qualche campo è un fattore determinante, e in una stagione “anomala” come questa avrebbe sicuramente potuto fare la differenza, soprattutto nei momenti di massima difficoltà.

Futuro

Queste le parole di De Raffaele dopo l’eliminazione con Totona

“È un ciclo che probabilmente si chiude, poi ci sarà tempo per discutere a bocce ferme perché a caldo è sempre difficile. Questi giocatori mi hanno fatto vivere i sei anni migliori della mia carriera vincendo tutto quello che c’era da vincere e credo che chi si è goduto questi momenti se lo ricorderà per tanti anni”

Sarà sicuramente un’altra estate di porte scorrevoli in casa Umana Reyer Venezia, con la voglia sicuramente di provare a fare meglio di questa stagione. Uno degli elementi alla base orogranata è la progettazione e il senso di continuità. Questa volta però si aprirà un nuovo capitolo. Siamo certi quindi che il mercato estivo porterà grosse novità, sia in entrata che in uscita, anche perché il desiderio di mettere fine al binomio Milano-Bologna è sicuramente grande.

Stay Tuned