Un futuro a stelle e strisce per la Pallacanestro Trieste?

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Allianz Dome (fonte: Pallacanestro Trieste - sito istituzionale)

Se in questo periodo c’è una parola d’ordine a Trieste, questa parola è “cautela”. Cestisticamente parlando, s’intende. Cautela: per definire un’attenzione metodica nella pianificazione; o per indicare l’oculatezza nelle scelte finanziarie che riguardano la Pallacanestro Trieste.  

Quella triestina è una piazza molto legata allo sport, alla qualità dello sport giocato e dei risultati sportivi, allo spettacolo che esso può dare, ma anche alla cultura che è in grado di dispensare. Lo è in particolar modo per quanto concerne la palla a spicchi.  

Trieste è anche una piazza che in passato ha dovuto fare i conti con momenti difficili, ad iniziare dalla “beffa” – perdonate il termine, non intende avere connotazioni etiche – dello sponsor Stefanel, che sul più bello, quando c’erano gli estremi per iniziare a raccogliere quanto di buono si è seminato grazie alla lungimiranza di professionisti come Bogdan Tanjević, a metà degli anni Novanta ha deciso di prelevare la realtà sportiva in quel momento più preziosa della città e portarla a Milano.

Stefanel Trieste targata “Tanjevic” con Bodiroga e Fucka (fonte foto: Eurosport)

Nella circostanza, una delle questioni sul tavolo riguardava l’insoddisfazione dello sponsor-proprietario per i ritardi nella costruzione di un nuovo palasport, più ampio rispetto al palazzetto di Chiarbola, all’epoca in grado di ospitare “solamente” 4 mila spettatori. Per la cronaca, la Stefanel Milano ha conquistato lo scudetto 1995/96, mentre il nuovo palasport di Trieste in via Flavia (della capienza di 6.900 posti) è stato inaugurato nel 1999.  

La piazza giuliana – alla pari di tante altre realtà del nordest (Treviso, Udine ed altre) – ha fatto in un passato nemmeno tanto lontano i conti con il fallimento della principale squadra di basket cittadina. Ma ha saputo altresì rialzarsi con la costituzione della nuova società e riprendersi gradualmente quel che le spetta, conquistando sul campo l’accesso e la permanenza nella massima serie.   

Ma torniamo al presente. Che la stagione 2022/23 per il club triestino non sarà facile lo si è capito già dall’estate scorsa. A conferma del fatto che bisogna proseguire a predicare saggezza sono arrivate in settimana le dichiarazioni del Presidente Mario Ghiacci, il quale rimane, a mio avviso, una delle maggiori garanzie della società triestina in questo frangente particolare, chiamiamolo di “transizione”.  

Il bisogno di analizzare bene la situazione alla base di ogni scelta, in maniera economica e senza prendere decisioni avventate né scendere a compromessi insoddisfacenti, traspare proprio dalle recenti parole di Ghiacci per il quotidiano “Il Piccolo”. Sono finalmente arrivati dei risultati in linea con le aspettative stagionali della Pallacanestro Trieste – come ad esempio le due vittorie di fila nei match contro Napoli e Sassari che, dopo uno sconfortante vuoto di vittorie nelle prime quattro gare, lasciano ben sperare e danno qualche certezza in più sul fatto che Trieste possa disputare anche in questa stagione un campionato decoroso, pianificando con cautela il proprio futuro.  

Stando alla situazione che compare dalle recenti dichiarazioni del Presidente Ghiacci, tra i punti critici va annoverata la gestione del palasport, con la ricerca di una soluzione soddisfacente per far fronte alle spese in aumento dell’Allianz Dome di via Flavia: “Il nostro lavoro è gestire una squadra di basket, non una struttura”, ha fatto capire Ghiacci. Pensando alle motivazioni che hanno fatto sì che i Stefanel trent’anni fa decidessero di prendere l’autostrada per la città di Sant’Ambrogio però… Evidentemente si trattava proprio di un’altra epoca, in cui il tema degli equilibri economico-finanziari e un certo rigore gestionale incentrato sulla prudente gestione non erano concepiti allo stesso modo di oggi, o perlomeno non avevano il peso degli ultimi anni. 

La seconda questione delicata sui cui riflettere è connessa alla prima, e riguarda nello specifico l’attuale gestione economico-finanziaria della Pallacanestro Trieste (dunque anche delle spese che vanno al di là del budget per giocatori e staff), che in base agli indizi sarà prossimamente supportata da una firma estera, probabilmente a targa “USA”. È doveroso precisare che al momento tutto rimane sotto forma di trattativa. Per citare Ghiacci: “La trattativa con il fondo americano è seria ed è nata per dare un futuro stabile”.  

Eppure, dei cambiamenti – in un verso od altro – sono all’orizzonte, ed in mancanza di aziende nordestine realmente ben strutturate intenzionate a investire nella palla a spicchi triestina, e vista la sempre maggiore liberalizzazione anche nel panorama cestistico europeo (proprietà; sponsorizzazioni; fusioni tra diverse società), è alquanto probabile che il futuro di Trieste sarà sempre più a stelle e strisce. Staremo a vedere.