Virtus, si resta all’Unipol: i dettagli dell’operazione

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Fonte: Wikipedia

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Emergono nuovi dettagli sulla scelta della Virtus, per certi versi clamorosa,  di rimanere all’ Unipol Arena per le prossime tre stagioni.

Innanzitutto ed inevitabilmente il fattore principe è quello economico: la proprietà dell’impianto, che formalmente non fa più capo a Claudio Sabatini, ma al duo Alberghini-Emiliana (ovvero COOP, attore economico molto vicino al mondo Virtus di questi tempi), ha ridotto l’iniziale canone d’affitto di circa il 50%, inserendo anche la possibilità di utilizzare l’impianto per gli allenamenti. Questo secondo aspetto era considerato decisivo dallo staff tecnico, che è stato evidentemente accontentato.

Inoltre, come riportato da Stadio, erano emerse in seno alla Fondazione molte perplessità – condivise da chi scrive –  in merito al ritorno in un palazzo oggettivamente più vecchio e meno funzionale come il Paladozza. Evidentemente il “partito” pro-Unipol Arena ha avuto il sopravvento, anche e soprattutto sulla esplicita volontà di Renato Villalta, sul cui operato qualche mugugno tra i membri della Fondazione – sia pur sommesso – è sorto già durante la stagione scorsa.

Sullo sfondo, come riportato dal Corriere di Bologna, pare profilarsi anche una possibile operazione immobiliare che, pur non riguardando direttamente l’Arena, andrà a coinvolgere l’area su cui insiste l’impianto stesso; sembra infatti che Carrefour, colosso francese della distribuzione proprietario del centro commerciale limitrofo, sia interessato ad espandersi nella zona. Il tutto con il beneplacito (e la possibilità di guadagno) per chi detiene la proprietà dei terreni.

Chi rimane con il proverbiale “cerino in mano” è il Comune di Bologna, che sperava fortemente nel ritorno della Virtus entro le mura della città, ma dovrà accontentarsi al momento della sola Fortitudo.

Sul fronte più propriamente sportivo non ci sono grandi novità: si attendono le conferme di Walsh ed Ebi (molto probabili entrambe), ad aggiungersi a Imbrò, Fontecchio e Gaddefors (non scelto al Draft NBA).  Sul sostituto di Hardy circola qualche nome (Kabongo, Brown), ma siamo solo alle ipotesi più o meno fantasiose. Su Mazzola infine c’è da vincere la concorrenza di altre società italiane, su tutte Cremona.