Virtus, si torna al Paladozza…Ma è la scelta giusta?

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La Virtus Bologna torna al Paladozza dopo quasi 20 anni a Casalecchio. La notizia era nell’aria da settimane, ma ieri, come riportato dai principali organi di stampa bolognesi, si è avuta l’ufficialità attraverso le parole dell’assessore allo Sport felsineo, Luca Rizzo Nervo. Il Comune, proprietario del Palasport, ha ormai raggiunto l’accordo con la società del presidente Villalta, che proprio al “Madison” ha vissuto la propria gloriosa carriera. I termini dell’accordo saranno resi noti nelle prossime settimane, ma è certo che si riproporrà l’alternanza con la Fortitudo, che dal 1996 era rimasta l’unica fruitrice dell’impianto. Questo ritorno al passato suscita però molteplici interrogativi, che sotto i portici già serpeggiavano ancora prima che si palesasse l’intenzione di tornare in Via Riva Reno. Intanto due dati si devono dare per scontati: in primis che questa scelta porterà a un risparmio notevole (si parla di circa un 20%) per le, bisognose, casse bianconere. Pare infatti che Claudio Sabatini, proprietario dell’Unipol Arena, avesse offerto la struttura a cifre decisamente più alte rispetto alle attuali. Ora, con la Virtus fuori dall’Arena, non è fantascienza ipotizzare una progressiva fuoriuscita di Sabatini dalla Fondazione Virtus. Il secondo dato che deve essere dato per certo è la “neutralizzazione” del vecchio/nuovo impianto: da Seragnoli in poi infatti i vari proprietari delle varie Fortitudo, hanno decisamente “personalizzato” la struttura, rendendola, sic rebus stantibus, certamente indigesta al pubblico di fede bianconera. Ma gli interrogativi che si aprono sono, si diceva altri e molteplici e sono così riassumibili: è la scelta giusta? Sicuramente, se confermato, il risparmio economico di per sé è già un’ottima ragione; inoltre i nostalgici della grande Virtus, o meglio gli over 35, non possono che essere lieti del ritorno sulle tavole che hanno visto nascere e crescere l’epopea bianconera. È poi innegabile quanto la “bomboniera” di via Riva Reno sia adatta al basket sia come visuale, sia come fattore-campo, con i seggiolini praticamente a un passo dal parquet; ultimo, ma non ultimo, potersi allenare con continuità nel campo dove si gioca alla domenica – Valli dixit – avvantaggia e non poco la squadra. Sin qui i pro: ma non mancano molti contro, che, a parere dello scrivente, rischiano di superare i primi. Innanzitutto l’ubicazione, ovvero il centro di Bologna: se ciò può essere elemento di sicuro fascino è allo stesso modo elemento di complicazione logistica, specie in una città ed in un’area che l’amministrazione comunale dichiara di voler chiudere completamente o quasi al traffico. Il tema esula lo sport giocato, ma la tendenza in tutto il mondo è quella di costruire impianti moderni e fuori dai centri storici, fruibili dai mezzi pubblici e privati ed in aree commerciali. L’Unipol Arena (è) era tutto questo, il Paladozza semplicemente no. Il secondo “contro” è strettamente collegato. L’impianto è certamente affascinante, ma questo fascino risiede nella sua storicità: in parole meno auliche è vecchio. Fuori e dentro. Gli interventi di ammodernamento, stante la proprietà di fatto – e da due anni anche formalmente-  pubblica, sono stati marginali. Prevederne altri, oltre che difficile materialmente, è burocraticamente quasi impossibile. Il terzo ed ultimo, tra i tanti che si potrebbero prendere in considerazione, è il segnale di ridimensionamento che volendo si può leggere in questa scelta. Il PalaMalaguti/FuturShow/Unipol Arena venne scelto in anni di splendore per allargare il pubblico e per quelle ragioni di modernità sopra descritte. In quel palazzo hanno evoluito campioni del calibro di Danilovic (e il suo tiro da 4), Savic, Nesterovic, Ginobili, Jaric. E da lì la Virtus è ripartita, dal 2003 con meno ambizioni, ma pure con un pubblico numeroso e ringiovanito, a prescindere di quel che si possa pensare delle varie gestioni societarie. Tornare in un palazzo più piccolo oggi forse potrà pagare (più semplice il tutto esaurito “vero” e non con biglietti omaggio, più abbonamenti sul totale dei posti, etc), ma in futuro? Se davvero la società è ambiziosa e vuole tornare ai fasti di un tempo, ha senso restringere il proprio pubblico potenziale? Vale più una Virtus “d’ èlite” o una Virtus “per tutti”? Questo lo dirà solo il futuro, ricordandosi che, a prescindere da dove si giochi, il pubblico va dove ci sono idee, spettacolo e ambizioni supportate da una squadra che possa quantomeno stimolare il palato (esigente) del pubblico bolognese.