F8 2020 SF – Venezia è più concreta di Milano e approda in finale

F8 2020 SF – Venezia è più concreta di Milano e approda in finale

In una gara caratterizzata da molti errori, gli uomini di De Raffaele fanno quel tanto che basta per avere la meglio su una Milano cotta mentalmente

di Stefano Bartolotta

Venezia continua nella propria cavalcata sorprendente, sbarazzandosi anche di Milano, nuovamente contro pronostico, e staccando il biglietto per la sfida che assegnerà il trofeo. La vittoria è stata tutt’altro che convincente dal punto di vista del gioco, ma almeno è stata corretta la strategia di dare il massimo in difesa e di impegnarsi il giusto in attacco, sperando semplicemente che i propri talenti segnassero i punti che servivano e mettendo un’attenzione maniacale a non scoprirsi mai e a rendere difficoltoso ogni possesso per Milano. Da parte sua, l’Olimpia si è complicata la vita tirando in modo insensato da 3 per un numero spropositato di volte e non segnando praticamente mai (4/27 è il dato complessivo, e ancora più preoccupante è il 2/22 degli ultimi tre quarti, dopo un normale 2/5 nel primo). Ancor più grave è stata la totale mancanza di un gioco interno, con i piccoli che anche quando non tiravano da 3, cercavano loro di risolvere la situazione in modo troppo individualistico e poco ragionato.

Daye merita la palma di MVP perché nella maggior parte die momenti in cui Venezia applicava la propria strategia, era lui a segnare i punti che servivano per rimanere in controllo. Una vittoria così, comunque, è essenzialmente frutto di un encomiabile lavoro di squadra. Milano torna a casa leccandosi le ferite e gli interrogativi che deve porsi, non solo per il prsieguo di questa stagione, ma anche per come assemblare il roster per la prossima, sono moltissimi e di non facile risposta.

Quintetto Milano: Micov, Rodriguez, Tarczewski, Cinciarini, Scola
Quintetto Venezia: Tonut, Denicolao, Chappell, Mazzola, Watt

Nonostante la stazza dei pivot veneziani, Messina decide di lasciar fuori Gudaitis, oltre a Sykes vittima di problemi alla caviglia. Le due squadre iniziano giocando quasi esclusivamente con i piccoli, e coinvolgendo in seguito anche i lunghi. Il gioco è piuttosto lento e l’intensità è bassa; si segna con buona continuità perché anche le difese si adeguano a questo atteggiamento. Milano fa un’impressione leggermente migliore e Venezia rimane attaccata alla partita grazie solo a una fortunosa tripla di tabella dall’angolo di Mazzola, ma col passare dei minuti il vantaggio milanese aumenta fino al 13-7, con Scola e Tarczewski a fare la voce grossa nel pitturato. I piccoli di De Raffaele forzano un po’ troppo gli 1 vs 1 e in generale c’è imprecisione nell’esecuzione, ma Milano fallisce un paio di buone opportunità per rendere l vantaggio davvero rilevante. In questa fase, entrambi gli attacchi sono deficitari principalmente per demeriti propri, dato che in difesa si continua a osservare ciò che succede più che ad aggredire come si dovrebbe. Alla lunga, però, la doppia cifra di vantaggio arriva sul 19-7, principalmente perché Venezia va in bonus e Milano è brava a lucrare falli e a convertire dalla lunetta, e poi anche con una bella tripla dal palleggio di Nedovic. Milano qui dovrebbe sentire l’odore del sangue e aggredire Venezia impersonando un branco di piranha, invece sbaglia ancora in attacco e una tripla di Filloy ridà ossigeno a Venezia. Il quarto si chiude sul 22-15, e con una tripla di Bramos che dà uno svantaggio più che accettabile a Venezia, alla luce di ciò che si è visto in campo.

Milano non riesce a servire i propri lunghi in area e sparacchia di fuori senza costrutto, mentre Venezia gioca in modo più bilanciato, e pur non essendo perfetta, almeno ogni tanto segna. Il parziale dei primi 4’ del quarto è 0-2, e questo la dice lunga su cosa sta succedendo in campo in questa fase. Milano, guarda caso, torna a segnare quando viene innescato Scola, e solo un’altra preghiera veneziana che entra per miracolo, stavolta di Watt, tiene a galla la Reyer. Biligha e Tarczewski hanno due falli a testa (qui, appunto, sarebbe servito Gudaitis) e Messina prova la coppia di lunghi Brooks-Scola. La gara continua a essere caratterizzata dagli errori, il punteggio è basso e lo spettacolo è poco interessante. Milano prova a giocare con le penetrazioni, ma sbaglia esattamente come prima quando tirava scriteriatamente da 3, e forse ci vorrebbe un attacco ragionato tipico di Messina in cui la palla passa rapidamente da dentro a fuori per creare spazi per i tagli, ma a quanto pare questo modo di approcciare la gara non viene preso in considerazione. È tutto un passarsela tra i piccoli fino a quando uno decide di tirare da 3 o di penetrare, mentre Venezia punta su una difesa forte e sulla speranza che il puro talento dei suoi attaccanti produrrà i punti che bastano. Si va all’intervallo lungo sul 31-29 e con gli spettatori che sbadigliano.

Venezia inizia la ripresa cercando il più possibile di innescare Watt, servendolo preferibilmente in movimento ventre taglia in verticale verso il canestro. Milano, invece, continua nel basare le proprie manovre sugli esterni. Col passare dei minuti, c’ più bilanciamento per entrambe le squadre, e nonostante gli errori siano sempre tanti, almeno c’è un po’ di interesse sulle scelte e sulle letture dei due attacchi. Scola dà sempre l’idea di essere l’unico a poter fare davvero la differenza, ma Venezia è più concreta e per la prima volta ha un vantaggio di più di un possesso sul 37-41. Micov reagisce con una tripla, ma arriva il terzo fallo di Tarczewski e torna la coppia di lunghi leggera per Messina. Daye e Watt provano ad approfittare degli evidenti mis match difensivi, e soprattutto il figlio di Darren sale in cattedra, marcato da Scola che non può tenerlo. Messina deve sostituire l’argentino con Biligha, ma la coperta è corta perché così è l’attacco a essere nullo o quasi. La Reyer continua con la propria strategia poco ortodossa ma efficace, basata sul semplice concetto per cui “io difendo il più possibile, poi in attacco qualcosa succederà”. Milano sembra sfaldarsi mentalmente e non ha nemmeno la lucidità di cercare di subire falli con Venezia in bonus, ma continua, invece, a insistere col tiro da 3. Venezia arriva al 41-51 con una Milano ormai chiaramente nel frullatore e il quarto si chiude sul 44-54. Milano in due quarti di gioco ha 1/14 da 3.

L’inizio dell’ultimo quarto è come quello del secondo, ovvero non si segna mai e la scelte appaiono spesso sbagliatissime. Nedovic riesce a subire fallo mentre tira da 3 e i suoi liberi danno a Milano uno svantaggio di soli 4 punti sul 50-54. Venezia è bloccata, non fa canestro per tutta la prima metà della frazione conclusiva, e Milano è colpevole di non approfittarne, con scelte sempre più insensate e un’insistenza nel tirare da 3 che davvero sa di autolesionismo. A Venezia bastano gli spunti isolati dei propri talenti per rimanere in controllo del punteggio, ma, entrando negli ultimi 3’, Micov trova la forza di riportare i suoi a -2 sul 56-58. Bramos e Rodriguez si cambiano triple, Denicolao ne piazza un’altra e uno 0/2 ai liberi di Micov mette Milano nei guai, visto che si entra nell’ultimo minuto sul 59-64. Deve pensarci Rodriguez, che segna da 2, ma poi commette fallo su Bramos mentre tira da 3. Arriva un incredibile 0/3, ma il rimbalzo è di Venezia, indice che per Milano non è proprio serata. Finisce 63-67.

AX ARMANI EXCHENGE MILANO-UMANA REYER VENEZIA 63-67

TABELLINO MILANO: Della Valle, Micov 9, biligha 3, Moraschini ne, Roll 1, Rodriguez 15, Tarczewski 9, Nedovic 8, Cinciarini 3, Burns ne, Brooks 1, Scola 14

TABELLINO VENEZIA: Casarin ne, Stone, Bramos 10, Tonut 6, Daye 13, Denicolao 12, Filloy 3, Vidmar, Chappell 4, Mazzola 3, Cerella, Watt 16

PARZIALI: 22-15, 9-14, 13-25, 19-13

PROGRESSIVI: 22-15, 31-29, 44-54, 63-67

BASKETINSIDE MVP: Austin Daye

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