LBA, SF – G1: Milano soffre fino alla fine, ma Shields le dà il vantaggio su Venezia

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Milano mantiene il fattore campo nella prima gara della semifinale playoff in virtù dei 25 punti conditi dal canestro decisivo di uno Shields in gran forma dopo aver saltato le ultime due partite per infortunio. I padroni di casa hanno dato l’impressione di avere le carte in regola per ottenere un vantaggio ampio più volte nel corso della gara, ma quando poi sono riusciti a farlo nel terzo quarto hanno dovuto fare i conti con il consueto spirito di Venezia, che davvero non muore mai anche quando sembra che non abbia scampo. Alla fine, quando contava, Shields non ha sbagliato e Tonut si è trovato costretto ad affrettare la tripla della vittoria, sbagliandola vistosamente.

È difficile immaginare cosa potrebbe fare Milano nel prosieguo della serie, perché comunque, quando gli uomini di Messina hanno prodotto il massimo sforzo, non è servito per sbarazzarsi degli avversari, e allora forse vale la pena di pensare a gestire le energie e giocarsi tutto negli ultimi minuti con più lucidità. Certo, è una scelta sempre pericolosa, però se sai già che, qualunque svantaggio dovesse subire, Venezia riesce sempre ad annullarlo, è difficile dare davvero tutto.

Prepariamoci ad altri finali così tirati nel prosieguo della serie.

Quintetto Milano: Punter, Leday, Delaney, Shields, Hines
Quintetto Venezia: Stone, Tonut, Clark, Chappell, Watt

Messina propone Shields subito in quintetto, e proprio lui segna il primo canestro dell’incontro, segno che probabilmente si è ripreso dall’infortunio. Entrambi gli attacchi giocano quasi solo per cercare tiri piazzati e nei primi possessi sbagliano molto proprio al tiro. Se ci si poteva aspettare questa strategia da Venezia, stanca dalla battaglia con Sassari, sorprende che Milano attacchi così poco il ferro per sfruttare il riposo più lungo dopo i quarti di finale. Sorprende anche che Milano sia poco aggressiva in difesa e lasci abbastanza giocare gli avversari. Probabilmente anche gli uomini di Messina ritengono importante non mettere subito in campo il massimo sforzo per conservare le energie. I padroni di casa mettono per tre volte due possessi tra se e gli avversari (6-2, poi 9-5, poi ancora 12-8), ma Tonut e Daye mettono ogni volta una pezza e la partita va avanti sul filo dell’equilibrio. Venezia, e soprattutto Watt, usa molto le mani in difesa, ma il metro arbitrale è permissivo e gli ospiti raggiungono il bonus solo a 1’45” dal termine del quarto. Gli ospiti, comunque, continuano a non essere minimamente in grado di avvicinarsi al canestro milanese, così devono tirare troppo spesso da fuori e, visto che la mira è tutt’altro che buona, segnano pochissimo e il quarto si chiude sul 20-13.

De Nicolao inizia subito cercando id avvicinarsi al ferro e segna, sperando così di dare una scossa ai suoi e far sì che non si limitino a tirare da fuori. Il play si esalta, piaza una tripla dal palleggio e il vantaggio che Milano si è costruita negli ultimi 2’ del primo quarto è già quasi tutto sfumato. Venezia insiste con la strategia di giocare il più possibile vicino al canestro, si guadagna anche un paio di falli e resta nella scia di Milano, anche se non riesce a superarla grazie alla mano educata di Shields. Lo stesso ex Trento subisce un evidente fallo mentre tira da 3, segna e si meriterebbe il libero aggiuntivo ma gli arbitri, misteriosamente, non fischiano e arriva un tecnico oggettivamente giustificabile perché davvero è un non fischio assurdo. Gli animi si scaldano, le difese sono intense e gli arbitri continuano a fischiare molto meno di quanto dovrebbero, ma comunque l’equilibrio rimane e a metà quarto il punteggio è di 31-27. Nel prosieguo, Venezia trova il primo vantaggio della partita sul 33-34, e la sensazione è che Milano stia lentamente ma progressivamente perdendo grinta e voglia. Il poco pubblico prova a dare un po’ di slancio ai giocatori di casa, ma soprattutto Rodriguez decide di mettere in campo tutta la leadership di cui è capace, mentre Stone perde la testa e si fa dare un tecnico in aggiunta a un fallo. Milano, così, riguadagna un piccolo vantaggio, ma non riesce ad ampliarlo anche quando ne ha la possibilità, segno che evidentemente nella testa dei giocatori non c’è abbastanza convinzione per azzannare la partita. Si va all’intervallo lungo sul 42-38.

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L’equilibrio rimane anche in avvio di terzo quarto, e sempre con le stesse impressioni del primo tempo, ovvero che Milano faccia il minimo indispensabile e che Venezia cerchi di prendersi ciò che gli avversari le danno. Quando i padroni di casa prendono un paio di canestri per rientri difensivi pigri, Messina non ci sta e chiama time out, perché va bene gestire le forze, ma non dormire in queste situazioni. Il problema di Milano, però, è sempre lo stesso, ovvero ogni volta che potrebbe guadagnare tre possessi di vantaggio, non lo fa, fino a quando Watt sbaglia una schiacciata elementare e, sul ribaltamento, LeDay non può fare a meno di segnare la tripla del massimo vantaggio sul 52-43. De Raffaele chiama la zona, ma Shields la buca per il 57-45, e anche in difesa l’Olimpia cerca di stringere le maglie, magari per guadagnare un vantaggi oche la faccia stare tranquilla. I padroni di casa ora sono più reattivi su tutti i palloni, però sbagliano ancora un po’ troppo, compresi un brutto 0/2 di Delaney dalla lunetta e una schiacciata malamente sprecata da Biligha, e Venezia rimane in linea di galleggiamento. Dal 60-48 si passa al 60-55, e il quarto si chiude sul 64-55 grazie a una magia di Rodriguez sulla sirena.

Venezia parte meglio all’inizio dell’ultimo quarto, perché per lei è ora il momento di dare tutto, e arriva così un perentorio parziale di 3-9 per il 67-64. C’è poco da fare, se lasci agli orogranata un minimo di vita nell’ultimo quarto, te li ritroverai attaccati senza troppi complimenti. Milano esce male anche dal time out, e l’inerzia è di colpo tutta a favore dei lagunari. Gli ospiti sono indemoniati in difesa e i padroni di casa non hanno proprio spazio per fare niente, così da un momento all’altro si attende il sorpasso. Anche Milano, però, sa come si difende, e Shields sa come si segna quando tutto sembra remare contro, così i biancorossi respirano sul 72-66, ma mancano ancora quasi 6’, un’eternità. Venezia si appoggia a Watt, Hines commette il quarto fallo ed ecco uno 0-4 che rimette tutto nuovamente in gioco. La gara è vibrante, si segna e si sbaglia da entrambe le parti e tutto è ancora aperto a meno di 3’ dal termine. Tonut si prende molte responsabilità, da vero leader, e a 2’ dal termine, Venezia è sotto 76-75 e può passare in vantaggio. De Nicolao realizza su grande assist di Watt, Delaney commette sfondamento, ma Venezia non segna nell’azione successive e Hines piazza un 2+1 fondamentale. I padroni di casa difendono bene, Daye prova il jackpot da 3 ma sbaglia e a 40” dalla fine Milano ha la palla in mano e 2 punti di vantaggio. La tripla di Punter gira sul ferro ed esce, Venezia va per il supplementare servendo Watt sotto canestro marcato da Delaney, che commette subito fallo a 7” dalla sirena. Watt converte, Milano replica con Shields che segna facilmente in penetrazione a meno di 2”. Tonut prova l’all in da 3, ma il suo tiro è cortissimo. Finisce 81-79.

A|X ARMANI EXCHANGE OLIMPIA MILANO – UMANA REYER VENEZIA 81-79

TABELLINO MILANO: Punter 13, LeDay 8, Moraschini 2, Rodriguez 13, Biligha 4, Cinciarini, Delaney 4, Shields 25, Brooks, Hines 6, Datome 6, Wojciechowski ne

TABELLINO VENEZIA: Casarin 2, Stone 11, Tonut 18, Daye 14, De Nicolao 13, Campogrande ne, Vidmar, Clark 2, Chappell 3, Mazzola, Cerella, Watt 16

PARZIALI: 20-13, 22-25, 22-17, 17-24

PROGRESSIVI: 20-13, 42-38, 64-55, 81-79

BASKETINSIDE MVP: Shavon Shields

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