Rodriguez e Scola sono di un’altra categoria: Milano supera una Trieste discontinua

Rodriguez e Scola sono di un’altra categoria: Milano supera una Trieste discontinua

Il fenomeno spagnolo e quello argentino fanno la differenza e l’Olimpia torna a ottenere un risultato positivo

di Stefano Bartolotta

Milano torna alla vittoria, ma è il classico brodino, grazie al quale si sente solo un momentaneo tepore, ma non si riesce certo a guarire dalla malattia. Oggi, solo gli oggettivi limiti di una Trieste a cui manca qualcuno che le possa dare un minimo di continuità in attacco, e le prestazioni da giocatori di altra categoria, quali in effetti sono, di Rodriguez e Scola, hanno reso possibile la W in casa biancorossa. Per il resto, l’attacco che è attestato attorno ai 60 punti contro Brescia e Bayern non ha mostrato sostanziali miglioramenti, ma la manovra risulta sempre prevedibile e poco dinamica. Di conseguenza, quando in campo c’erano il fenomeno spagnolo e quello argentino, era una cosa, e quando non c’erano, cambiava tutto. Non è certo accettabile ridurre le possibilità di vittoria alla presenza di due giocatori, né è pensabile che essi giochino sempre tanti minuti come oggi, viste anche le loro date di nascita. Ma, al momento, la loro presenza è di vitale importanza, soprattutto quella di El Chacho, dato che, quando la squadra viene messa nelle mani di un Mack sempre più spaesato, scende letteralmente la notte.

Trieste è una squadra guerriera, che, quando ci crede, può dire la sua. Come detto, ha dei limiti oggettivi, pertanto non può permettersi di sentirsi sfiduciata, come per esempio è avvenuto quando, nel primo quarto, Rodriguez e Scola spiegavano pallacanestro a livello di lectio magistralis. Certo, non era a Milano che la squadra di Dalmasson poteva sperare di ottenere un vittoria, però questa partita deve servire da lezione: non ci si deve perdere d’animo mai, nemmeno per un momento, perché se si finisce sotto, non c’è la potenza di fuoco per rimontare.

Quintetto Milano: Della Valle, Rodriguez, Tarczewski, Brooks, Scola
Quintetto Trieste: Peric, Fernandez, Jones, Mitchell, Justice

Milano si presenta a questo nuovo appuntamento casalingo ancora senza Micov e anche senza White, a cui è nato il terzo figlio. Il Palalido non è molto affollato, probabilmente per il preavviso troppo breve con cui è stata fatta l’inversione di campo, e l’applauso più lungo è tributato a Scola, alla prima apparizione di fronte ai suoi nuovi tifosi. Messina parte con Mack in panchina e con un front court molto fisico, visto che in campo ci sono sia Brooks che Scola oltre a Tarczewski. Della Valle è la prima opzione offensiva nei primi possessi, e quando viene chiuso subentra Scola, e in generale, chi ha la palla per Milano è sempre attento nel capire se qualche compagno vada servito perché in situazione migliore. Trieste, invece, parte timida, confusa e imprecisa, così Milano va facilmente sul 6-0 prima che Peric si sblocchi col 2+1. Gli ospiti iniziano l’azione spesso in modo interessante, ma quando le opzioni del gioco chiamato non ci sono più per merito della difesa avversaria, non hanno più la minima idea di cosa fare. Milano capisce che Scola è un rebus per la difesa avversaria, e lo cerca con costanza, e con ottimi risultati, anche perché il lungo argentino ha una visione di gioco incredibile e capisce sempre quando è meglio concludere oppure innescare un compagno. A metà quarto, il punteggio è di 13-7, con Scola e Tarczewski che banchettano e Dalmasson che deve chiedere time out. L’argentino esce, ma il pivot statunitense resta in campo e viene sempre servito troppo facilmente dai compagni. Anche con la sua uscita e l’ingresso di Biligha, è sempre chi gioca in posizione di 5 per Milano ad avere moltissime opportunità di segnare, ma la musica cambia quando si passa dalla regia di Rodriguez a quella di Mack. Gli ospiti non trovano mai continuità in attacco, così Milano può anche sbagliare qualcosa di troppo e rimanere in controllo della gara (19-10 dopo 8’). Trieste appare sempre più confusa e sfiduciata, e il linguaggio del corpo dei giocatori dipinge l’enorme scritta “non vedo l’ora di tronare a casa”. È giusto l’ormai cronica incapacità da parte di Milano di segnare da 3 a mantenere formalmente una parvenza di partita, con il quarto che si chiude sul 23-14.

Dalmasson prova a mettere in campo una difesa che riempia l’area il più possibile e con raddoppi costanti su Scola, e Milano in effetti fa canestro in solo uno dei primi 5 possessi. Il brutto per Trieste, però, è che anche lei fa lo stesso, per cui lo sforzo difensivo è inutile. Messina non è contento dell’inefficacia offensiva e chiama time out, anche perché Trieste è rientrata a -6 (27-21) e la stringente verità è che Mack, per usare un’espressione eufemistica, non si è ancora ambientato e serve il ritorno in campo di Rodriguez. Infatti, guarda caso, dentro El Chacho e parziale di 7-0, con Roll braccio armato del fenomenale spagnolo. Trieste, nel frattempo, ha preso fiducia e non vuole riperderla subito così senza lottare, così arriva il contro parziale di 5-0 e la partita è finalmente viva e interessante. Il punto, però, è che se una squadra può schierare in campo Rodriguez e Scola e questi due hanno voglia di giocare e far giocare, è difficile che l’avversario possa resistere a lungo. Trieste, però, continua a lottare e non scende al di sotto dei 13 punti di svantaggio (39-26 a 3’ dall’intervallo lungo) e regala anche un po’ di spettacolo con una schiacciata al volo a una mano di Michell davvero bellissima. Gli uomini di Dalmasson sanno che i due fenomeni non possono certo giocare per tutto il tempo, e che quando si siederanno, la possibilità di rimontare esisterà. Probabilmente lo sa anche Messina, che continua a tenerli in campo sperando di mettere in cascina un divario più ampio possibile, e infatti si va all’intervallo sul 44-28.

Trieste inizia la ripresa con un 5-0 frutto anche di un rientro difensivo pigro di Milano e Messina, com’è nel suo stile, chiama subito time out per farsi sentire. Per evitare problemi, serve ancora l’aiuto di Scola, che risponde prontamente con un 2+1 di gran classe. Fernandez, però, è bollente e piazza addirittura un 3+1 in faccia a Rodriguez, con Trieste che, però, non riesce a sfruttare l’onda dell’entusiasmo e il divario che non scende mai sotto la doppia cifra. Messina deve togliere Rodriguez, ed è, pertanto, qui che Trieste deve produrre il massimo sforzo. Guarda caso, la prima azione sotto la regia di Mack si chiude con un’infrazione di 24”, così Messina tenta di abbassare il quintetto inserendo Moraschini per Scola. Trieste, però, è già sotto la doppia cifra di svantaggio ora (49-41 dopo 4’ del quarto, parziale di 5-13), ma, evidentemente, le sfuriate offensive con tanti punti in pochi minuti non fanno parte del DNA triestino, e senza di esse, Milano può continuare a proporre un regista impresentabile (il bonus eufemismo ce lo siamo già giocati prima) e non rischiare di venire raggiunta. A poco più di 3’ dal termine del quarto, Milano si ritrova sul 58-42, e non sembra che ci possano essere ulteriori possibilità di avere una partita vera da qui in poi. Il quarto si chiude sul 65-48.

L’ultimo quarto ha poco senso di esistere ma dev’essere comunque giocato. Trieste ci prova, ma i limiti oggettivi di questa squadra sono tutti lì da vedere, e Milano non corre alcun rischio. I minuti passano, il divario rimane sullo stesso ordine di grandezza, e Rodriguez e Scola non possono nemmeno stare a riposo. Finisce 88-73

AX ARMANI EXCHANGE OLIMPIA MILANO – PALLACANESTRO TRIESTE 88-73

TABELLINO MILANO: Della Valle 4, Mack, Biligha 10, Moraschini 8, Roll 22, Rodriguez 13, Tarczewski 11, Cinciarini, Rey ne, Burns 3, Brooks 3, Scola 13

TABELLINO TRIESTE: Coronica, Cooke 8, Peric 11, Fernandez 8, Jones 7, Strautins 7, Janelidze ne, Cavaliero 2, Da Ros 9, Mitchell 11, Elmore 4, Justice 6

PARZIALI: 23-14, 21-14, 21-19, 23-16

PROGRESSIVI: 23-14, 44-28, 65-47, 88-73

BASKETINSIDE MVP: Sergio Rodriguez

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