Una Milano a corrente alternata ha comunque ragione di Avellino

Alti e bassi per gli uomini di Pianigiani, ma i momenti positivi bastano per vincere e mantenere il primo posto

di Stefano Bartolotta

Una Milano in versione Penelope, la mitologica moglie di Ulisse che di giorno faceva la tela e di notte la disfaceva, costruisce un vantaggio importante nel primo quarto e un altro nel terzo, ma entrambe le volte si fa rimontare principalmente per colpe proprie e deve lottare fino alla fine per portare a casa la vittoria. Avellino sembrava la vittima sacrificale sull’iniziale 20-5, ma nel secondo quarto si è vista probabilmente la peggior Olimpia di tutti i due anni di Pianigiani, se non anche oltre, e gli ospiti sono andati negli spogliatoti con un insperato vantaggio. Un ottimo terzo quarto sembrava aver messo le cose a posto per i padroni di casa, che però hanno avuto il torto di non affondare ulteriormente il colpo nell’ultima frazione, subendo nel finale una nuova rimonta che ha portato gli ospiti a tirare per il pareggio nell’ultimo minuto.

Difficile esaminare una prova così discontinua della capolista del campionato senza sapere quanto c’è di scarsa condizione fisica e quanto, invece abbia contato l’aspetto psicologico. Ci sono stati diversi minuti di attacchi efficaci perché fin da quando veniva superata la metacampo, chi aveva la palla si sforzava di fare qualcosa di costruttivo, e poi a un certo punto tutto questo spariva e si vedevano isolamenti senza nessun tipo di aiuto e tutto andava a farsi benedire. Difficile pensare che queste possano essere state indicazioni di Pianigiani, quindi entra in gioco la condizione di chi in campo ci va, sia quella fisica, che quella mentale. Sono solo loro che, dentro di sé, hanno la risposta alla domanda su come stanno, e sperabilmente ce l’ha anche il tecnico che li allena tutti i giorni, e non deve più fare i conti con le partite in settimana.

Da parte sua, Avellino ha mostrato orgoglio e la capacità di prendersi ciò che Milano le dava, sia in difesa, aggredendo bene sul perimetro, che in attacco, giocando bene in post e in pick & roll. Udanoh e Young sono stati i più convincenti, ma anche Campogrande, Sykes e Filloy hanno contribuito. Per quanto riguarda Milano, il maggior contributo alla vittoria lo ha dato Nunnaly, con canestri e leadership, ed è stato ben aiutato da Kuzminskas e Jerrells. Negativa, invece, la prova di James, che tra l’altro ha sfornato un pessimo 4/9 ai liberi e ha fallito quasi tutti gli ultimi attacchi in isolamento tenendo la partita aperta.

Quintetto Milano: James, Tarczewski, Nunnally, Brooks, Jerrells
Quintetto Avellino: Udanoh, Young, Nichols, Harper, Sykes

Milano deve rinunciare a Nedovic, si dice fino ai playoff, e a Micov, ma Avellino ha assenze anche più pesanti, ovvero Green e Silins. I padroni di casa hanno l’approccio giusto con due triple di Nunnally e James per il 6-0. Avellino gioca la maggior parte dei possessi partendo da uno dei due lati, con l’esterno di turno che poi può decidere se tirare o attaccare il canestro, mentre l’Olimpia mostra un gioco perimetrale a tutto tondo quando attacca a difesa schierata, e appena può cerca di giocare in velocità attaccando il canestro. Gli ospiti combinano ogni genere di nefandezza in attacco, soprattutto perché tentano passaggi che non ci sono e consegnano la palla nelle mani degli avversari; Milano si trova così sull’11-0 dopo meno di 4’ di gioco. Il time out di Maffezzoli non sortisce effetti, e anche in difesa i biancoverdi sono un pianto, e Milano non allunga ulteriormente per colpe proprie, sbagliando tiri e passaggi che in realtà sarebbero comodi. Nichols sblocca il punteggio per i suoi con una bella tripla, ma in questo momento la partita è di basso livello, con le due squadre che, a difesa schierata, si affidano troppo al tiro pesante, e Milano che quantomeno riesce ogni tanto ad andare via in transizione e a subire falli. Negli ultimi 3’, per fortuna entrambi gli attacchi si ricordano che, nella pallacanestro, esistono anche i giochi per servire i lunghi a difesa schierata, e si vede un gioco un po’ più logico. Avellino piazza un bel 7-0 di parziale per il 20-12, sfruttando proprio i giochi sotto canestro e l’inettitudine difensiva di Omic, e il quarto si chiude sul 22-14 con Omic ha già mostrato il peggio del peggio di sé su entrambi i lati del campo e Milano che tira male i liberi (4/8).

Anche all’inizio del secondo quarto, Milano non segna a difesa schierata mentre riesce almeno ad andare in lunetta quando attacca in transizione. I liberi, però, continuano a rimanere un problema, e dall’altra parte Avellino ha capito che giocare il più possibile in post o attaccando il canestro porta spesso a buoni risultati. Anche quando gli ospiti non segnano, banchettano a rimbalzo offensivo, e Pianigiani è costretto a chiamare time out sul 28-23, con la sua squadra che continua a peggiorare in attacco e a concedere troppo sotto canestro. Campogrande veste i panni dell’eroe ed è il protagonista principale del rientro in partita dei suoi, che dal 20-5 arrivano al 28-26 e si trovano di fronte una Milano che, come era dominante all’inizio, è irritante e inguardabile ora, con il solo Kuzminskas che piazza un paio di triple per tenere i suoi in vantaggio. La difesa sul pick & roll dei milanesi è risibile, e l’attacco segna solo quando subisce fallo, a parte le due triple di Kuzminskas di cui sopra. Il vantaggio ospite arriva fisiologicamente sul 36-37 a poco più di 2’ dall’intervallo, e gli attacchi di Milano andrebbero mostrati in tutte le scuole per far capire tutto ciò che non bisogna fare per segnare. Chi ha la palla non è mai minimamente aiutato dai compagni, e anche quando la sfera gira e arrivano i raddoppi, vengono letti con lentezza elefantiaca e Avellino ha tutto il tempo del mondo per risistemarsi. Si va all’intervallo lungo sul 40-43.

Avellino inizia il secondo tempo giocando il più possibile in post, mentre Milano si affida a Nunnally per riportarsi in parità. I padroni di casa hanno la necessità di attaccare in modo dinamico, perché non sono in grado di costruire nulla se fanno passare anche solo pochi secondi senza fare qualcosa di propositivo. Gli esterni di Pianigiani sembrano aver capito la lezione e appena passano la metacampo evitano di palleggiare in modo statico e vogliono subito muoversi per costruire qualcosa di significativo. Arriva un 54-48, e ancora Campogrande ridà ossigeno ai suoi con un canestro su rimbalzo offensivo. L’attacco di Milano, però, sembra ora incontenibile per la difesa di Avellino, che tiene botta grazie a un paio di rimbalzi offensivi, ma non può pensare di far segnare Milano a ogni possesso. Invece, più passano i minuti e più Milano allunga il vantaggio, con gli esterni che sono sempre un motore di gioco attivo e creano situazioni difficili da gestire per la difesa ospite. Il massimo vantaggio di questa fase arriva proprio in chiusura del quarto, sul 67-55.

La difesa di Avellino, però, parte bene all’inizio dell’ultimo quarto, e un 4-0 di Harper e D’Ercole rimettono gli ospiti in gioco. Il time out di Pianigiani sembra mettere le cose a posto, perché la coperta difensiva avellinese è sempre corta, e quando vengono contenuti gli esterni, i lunghi hanno spazio per correggere i tiri sbagliati a canestro. Gli ospiti sembrano anche subire l’effetto delle rotazioni più corte e iniziano a commettere molti falli dando l’impressione di far fatica a tenere testa agli avversari. Un moto d’orgoglio di Sykes e Filloy vale il 71-64, ma a 5’30” dalla fine Kuzminskas rimette i suoi sul +12 (76-64). Avellino prova a difendere sul perimetro in modo aggressivo, ma Milano è più reattiva su tutte le palle vaganti, e il fatto che il bonus di falli venga esaurito da parte di Avellino a 4’ dalla fine non è certo d’aiuto. I padroni di casa non chiudono la partita per colpa di propri errori gratuiti, e a 2’ dalla fine, Avellino è incredibilmente a -4 (80-76) grazie a Sykes e Udanoh. Il quinto fallo di Sykes costringe Avellino ad affidarsi totalmente a Udanoh, e il numero 0 risponde presente. Milano, invece, punta tutto sugli isolamenti di James, che non portano a quasi nulla, e Avellino ha la palla in mano sull’81-78 a 15” dalla fine, così Milano si trova costretta a fare fallo. Udanoh fa 1/2, Nunnally prende il rimbalzo e subisce fallo, fa 2/2 a 12” dalla fine e sembra finita qui. Nichols sbaglia la tripla della disperazione e la partita finisce 85-79.

AX ARMANI EXCHANGE MILANO – SIDIGAS AVELLINO 85-79

TABELLINO MILANO: Della Valle, James 13, Musumeci ne, Fontecchio, Tarczewski 15, Kuzminskas 12, Cinciarini 5, Nunnally 16, Burns, Brooks 5, Jerrells 17, Omic 2

TABELLINO AVELLINO: Udanoh 15, Young 10, Nichols 7, Filloy 6, Campani ne, Sabatino ne, Campogrande 7, Harper 13, D’Ercole 4, Sykes 15, Spizzichini ne, Ndiaye 2

PARZIALI: 22-14, 18-29, 27-12, 18-24

PROGRESSIVI: 22-14, 40-43, 67-55, 85-79

BASKETINSIDE MVP: James Nunnally

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