A1 – Geas, il punto con coach Cinzia Zanotti

Il punto in casa Geas.

di La Redazione

L’Allianz Geas arriva al weekend di pausa per gli impegni delle nazionali come una delle squadre più in forma del campionato, dopo aver decisamente cambiato passo in seguito allo stop causa Covid, a un dicembre complicato poiché fittissimo di impegni, e aver ottenuto cinque successi consecutivi, uno dei quali contro la forte armata della Virtus Eirene Ragusa. Tra problemi esterni, interni, difficoltà varie e momenti di ripresa di fiducia, abbiamo chiesto a Cinzia Zanotti, anima e coach-dirigente dell’Allianz Geas, di fare il punto sulla situazione attuale, riflettendo sugli scorsi mesi e ipotizzando le proiezioni del progetto rossonero su quelli che verranno.

– Com’è essere quasi un simbolo del Geas dopo tanti anni al timone? C’è modo di sorprendersi ancora? Quali sono le principali preoccupazioni di una coach “plenipotenziaria” come te, che incarna anche parti di ruoli dirigenziali?

Più che un simbolo del Geas io sento di appartenere fortemente al Geas: oltre a essere da molti anni qui come allenatrice, sono nata a Sesto anche da giocatrice. Dopo l’esperienza in Sardegna nello Sforza sono venuta al Geas dove ho vissuto tutta la trafila delle giovanili fino alla prima squadra. Ho un’appartenenza estrema a questa società. Allenare e lavorare qui e avere la stima di queste persone è un po’ un sogno per me. Ogni giorno quando arrivo in palestra provo una grande emozione: che c’è di meglio? Per quanto riguarda il mio doppio ruolo, ho trovato valide persone che mi danno una mano e stiamo cercando di organizzare la società in una precisa maniera. La general manager Edy Cavallini mi aiuta molto, anche a sbrigare le faccende più ordinarie; c’è poi la team manager Veronica Schieppati, e molte altre persone in altri ruoli. È una società che sa camminare da sola e questo è un po’ il bingo del nostro lavoro.

– Arrivata a questo punto della stagione sei soddisfatta dell’avanzamento e dei progressi della squadra? A che cosa è dovuta principalmente la striscia positiva, e ancora aperta, di cinque vittorie di fila?

Un allenatore non è mai completamente soddisfatto: penso che possiamo e dobbiamo ancora migliorare. È stata una stagione strana, con un buon inizio cui è seguito uno stop di un mese a causa dei casi di Covid. Abbiamo poi ripreso sicuramente in affanno e adesso siamo finalmente in una buona forma, forse nata proprio dopo la partita con Venezia. Ci stiamo anche allenando con maggiore costanza, avendo una partita ogni settimana. Ma forse quella sconfitta così larga, in una gara giocata così male, ha dato un po’ la svolta al nostro atteggiamento sul campo.

Siamo ora a cinque vittorie consecutive ed è aperta la possibilità di andare oltre. Non bisogna mai dare niente per scontato e quindi speriamo di arrivare anche a dieci vittorie di fila (ride, ndr): niente ci è precluso.

– Uscire dallo stop causa Covid e da quel dicembre fittissimo di impegni vi ha fatto finalmente respirare e tornare a lavorare con continuità e un progetto definito. Aspetti positivi e “rimpianti” di quel periodo complicato?

Lo stop per il Covid è stato per noi sicuramente penalizzante: penalizzante perché le ragazze non si sono allenate per molto tempo, penalizzante perché quando abbiamo ripreso abbiamo avuto una partita ogni due giorni, e quindi siamo state impossibilitate ad allenarci. Di rimpianti di quel periodo forse non ce ne sono: c’è stata però una sensazione strana, quasi un senso di colpa da parte di tutte noi, come a chiederci se avessimo sbagliato qualcosa. In realtà abbiamo fatto tutto quello che bisognava fare: tamponi a raffica, tenere a casa i primi casi sospetti, anche solo per un mal di testa. Purtroppo questo era un virus ancora poco conosciuto e alla fine ci siamo contagiate l’una con l’altra. Col senno di poi dico che avremmo dovuto andare in quarantena tutti e fermarci già col primo caso, ma non erano queste le regole e le direttive provenienti dall’alto.

– In quali aspetti tecnici e tattici hai potuto osservare i miglioramenti più evidenti e incidenti su questa parte di stagione? A livello di collaborazioni tra giocatrici nella metà campo offensiva puoi ritenerti soddisfatta?

L’aspetto tattico-tecnico che più mi ha dato soddisfazione in quest’ultimo periodo è sicuramente il trovarsi sul campo, quindi riuscire a giocare una pallacanestro con tanti tocchi, dove il maggior numero di giocatrici è coinvolto. Questo è un po’ il mio modo di vedere il basket e devo dire che le ragazze si stanno cercando tra loro molto più che all’inizio della stagione. Quasi ogni nostro canestro nasce da un lavoro di squadra. Ovviamente c’è ancora molto margine di miglioramento, però le ragazze anche in allenamento stanno provando a fare qualcosina in più.

– L’inserimento di Dotto e il coinvolgimento di tutto il roster, comprese le giovani sembra aver portato buoni frutti, se non altro in termini di coinvolgimento.

Sicuramente l’arrivo di Caterina ci ha dato energia: in un momento di difficoltà è arrivata una giocatrice nuova, una buona giocatrice, una giocatrice energica, una bella persona. Questo ci ha aiutato molto ad alzare il livello degli allenamenti, ad allungare le rotazioni. Il suo arrivo non toglierà spazio a nessuno. Penso che questo innesto sia stato importante in quel momento della stagione: sono assolutamente contenta e non avevo dubbi dell’efficacia e della bontà del suo inserimento.

– Progetti a breve termine. Quali aggiustamenti è ancora necessario approntare a livello macro per finire la stagione al meglio?

Lavoriamo sempre per aggiustare le cose che non vanno, quindi in previsione non ci sono stravolgimenti. Al giorno d’oggi ci sono i video, la possibilità di tagliare gli errori e di farli vedere alle giocatrici: noi lavoriamo molto su questo aspetto e fondamentalmente dagli errori cerchiamo di migliorarci, insistendo sulle cose che vanno peggio in partita. Qualche volta ci si riesce, qualche volta no: spesso non basta solo vederli e identificarli per migliorare.

– Per ovvi motivi quest’anno il PalaNat è un po’ più vuoto. Hai un messaggio per tutti i tifosi Allianz Geas?

Ovviamente noi siamo contente di giocare: è meglio comunque giocare, nonostante il palazzetto vuoto, che stare a casa. I nostri tifosi ci mancano molto: a loro mi sento di dire di non dimenticarsi di noi, di continuare a seguirci anche da lontano – dato che c’è la possibilità di vedere le partite –, e, appena ci sarà la possibilità di aprire le porte al pubblico, di trasmetterci tutto il loro calore come hanno sempre fatto.

Fabiano Scarani – Ufficio stampa ALLIANZ GEAS

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