[ESCLUSIVA] Giampiero Ticchi:”Reyer, mi inorgoglisce essere l’allenatore che ha scritto la storia”

0

Giampiero Ticchi, ex coach dell’Umana Reyer Venezia Femminile, ha parlato dei suoi trascorsi da allenatore e giocatore, ma soprattutto dell’incredibile cavalcata della Reyer Femminile nella stagione 2020/2021 conclusasi con la conquista dello scudetto. Coach Ticchi ha iniziato a giocare a basket prima a Pesaro e poi Cattolica, per poi iniziare la sua carriera da allenatore sempre a Cattolica. Nel 1991 arriva la chiamata di Riccione, squadra in cui resta fino al 1996 ottenendo anche una promozione in C2. Dal 1996 al 2000 allena, in qualità di Vice-Allenatore, il Basket Rimini dove ottenne anche una promozione in Serie A1 mentre la stagione successiva venne promosso a capo allenatore. Dal Dicembre 2001 al 2003 coach Ticchi passa a Castel Maggiore, formazione del circondario bolognese che in quelle due annate raggiunse la salvezza al primo anno e sorprendentemente le semifinali play-off al termine del secondo. Nell’estate 2003 venne confermato alla guida tecnica della “neo” Futur Virtus, salvo poi venir esonerato a Novembre dello stesso anno. Ticchi nell’annata 2004-2005 diventa consulente di mercato della Robur Osimo, la stagione successiva intraprende il percorso da coach di Faenza nel basket femminile. Nell’estate 2006 firma il suo ritorno a Rimini, formazione in cui resta per 2 anni. Nel 2008 venne nominato commissario tecnico della Nazionale Italiana Femminile al posto di Gianni Lambruschi, nel 2009 si qualifica con la sua squadra alla fase finale degli Europei femminili ed a Luglio del 2009 porta le azzurre alla conquista della medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo davanti a Serbia, Croazia e Grecia. Nel Marzo 2010, pur mantenendo il proprio incarico di CT della Nazionale, ottenne il permesso di accettare la proposta di Rimini. Nell’estate del 2012, dopo esser stato sostituito da Roberto Ricchini nella Nazionale, diventa capo allenatore di Pesaro venendo poi esonerato a Novembre. Nel Luglio 2014 firma un biennale con Imola, formazione militante in Serie A2. A Maggio 2015 ottenne il rinnovo per un ulteriore anno, prolungando quindi la sua permanenza sulla panchina imolese fino al 2017. Nel 2019 torna ad allenare in Serie A1 Femminile con l’ingaggio della Reyer Venezia, vincendo nella stagione 2020-2021 prima la SuperCoppa Italiana a Settembre contro Schio e poi a Maggio 2021 lo scudetto sempre in finale contro Schio. A Giugno 2021, lascia la guida della Reyer.

INTERVISTA

1) Buongiorno Coach, grazie per la sua disponibilità.Come si è avvicinato alla pallacanestro e grazie a chi? Che ricordi ha del suo passato da giocatore?

“Io, i primi anni della mia vita, son cresciuto a Pesaro dove si vive di pallacanestro. Da bambino si giocava nella strada a basket e si usavano i canestrini delle strade, appunto, per giocare. Son stato un giocatore di pessimo livello perché mi son trasferito a Cattolica, qui si giocava di meno. Ho cominciato a giocare a basket tardi, avevo 17/18 anni e ho giocato in promozione, prima divisione in livelli bassi però era bellissimo, molto divertente e si allenava e giocava insieme e poi si andava a mangiare la pizza, quindi son ricordi molto belli, molto piacevoli”

2) Che ricordi ha delle sei stagioni con Riccione? 

“Dopo esser stato a Cattolica ad allenare le giovanili e ho fatto anche allenatore e giocatore sempre a Cattolica, son passato a Riccione dove ho fatto la mia prima esperienza da allenatore ed è stato molto bello perché mi è entrata dentro, nel profondo questa passione da allenatore e mi ricordo un grande dirigente che mi ha dato tanti consigli, Mario Masi, che purtroppo è morto, mi ricordo tanti giocatori che erano anche più giovani di me per cui alla fine siamo ancora amici, ci sentiamo, andiamo a mangiare insieme. Però devo dire che è stata una bella esperienza, abbiamo avuto anche ottimi risultati, una promozione in C2 e abbiamo vinto due campionati”

3)Quale è stata la chiave della promozione in C2? 

“Non eravamo fisicamente molto alti, per cui quella volta abbiamo deciso di giocare una pallacanestro aggressiva, veloce e mi ricordo che la prima partita di campionato abbiamo vinto e successivamente avevamo tenuto una media di 100 punti e correvamo tanto e quindi credo che sia stata questa la chiave”

4) Che emozioni ha vissuto con la promozione in A1 con Rimini Basket? 

“Sia la promozione con Riccione in C2 e poi vincere il campionato con Rimini, anche se i livelli sono completamente diversi, le emozioni sono sempre simili. Con Rimini è stato bellissimo perché abbiamo fatto un campionato in A2 da dominatori e poi eravamo molto preoccupati perché dopo ai play-off si azzera tutto e invece siamo stati molto bravi a restare concentrati e portare a casa questo grande risultato per Rimini che ci ha permesso di andare in A1 ed è stata una bella soddisfazione”

5) Che ricordi ha dell’esperienza da head coach a Rimini? 

“È stata la prima esperienza, molto meravigliosa perché avevamo un grandissimo giocatore, Rodney Buford, e con lui al girone d’andata eravamo sesti/settimi in classifica ma poi lui ha preferito andare in NBA che gli aveva fatto un contratto con Philadelphia e da quel momento il nostro campionato è stato pessimo, forse in quel momento la mia poca esperienza ha influito e purtroppo dopo abbiamo vinto pochissime partite e la seconda parte di campionato la ricordo con grande dolore e non con molto piacere”

6) Con Castel Maggiore nel primo anno ha raggiunto la salvezza, mentre il secondo anno ha raggiunto una grande semifinale scudetto; ci spiega questa escalation della sua squadra e quali sono state le chiavi di ciò? 

“Eravamo una squadra con pochissimo budget, pochissime disponibilità economiche, un presidente Tudini molto appasionato, un dirigente Santucci (padre di Mariella Santucci, giocatrice di Ragusa in A1 Femminile) e dovevamo fare in modo che, la terza squadra di Bologna perché in quel momento giocavamo al Pala Dozza, potesse sopravvivere e avevamo deciso di prendere americani esperti o che avevano già giocato in Europa e fossero conosciuti, costassero poco e giovani italiani; infatti avevamo Robert Fultz, Andrea Ghiacci e Luca Sottana (il fratello di Giorgia Sottana che gioca a Schio in A1)però abbiamo fatto delle ottime scelte e questo ci ha permesso il primo anno di salvarci e poi arrivare fino alla semifinale scudetto per andare in A1. È stato l’anno in cui avevamo pochissimo budget e poi si è ripetuto anche con Imola con cui abbiamo fatto grandi risultati”

7) Che differenze ha trovato tra basket maschile e femminile? Che cosa le ha dato la stagione a Faenza? 

“Non mi aspettavo un livello tecnico delle ragazze così alto, loro hanno un livello tecnico migliore degli uomini perché sono molto precise, molto orgogliose e vogliono fare molto bene e si allenano fino a che non siano morte e la differenza è che negli uomini il discorso tecnica è predominante, invece nelle ragazze il discorso emotivo predomina e sono molto più fragili ed è molto più difficile a livello emotivo allenarle. Anche qui è una stagione che è partita in maniera incredibile, vincevamo tutte le partite di 30 punti, giocavamo una pallacanestro eccellente e poi purtroppo la nostra straniera, miglior giocatrice del campionato, è rimasta incinta e senza di lei non abbiamo cambiato il roster perché non c’erano più visti e abbiamo avuto un momento di difficoltà per poi sfiorare la finale scudetto, persa all’ultimo secondo a Priolo. Sono bei ricordi, sicuramente avremmo fatto un campionato straordinario, credo come Venezia, se non ci fosse stata la gravidanza”

8) Nel 2006 ha fatto ritorno a Rimini, che stagione è stata a livello generale? 

“Con Rimini c’è stato un canestro che se Robert Fultz con la Scavolini Pesaro avesse fatto canestro all’ultima partita contro Rieti, saremmo andati su direttamente in A1 invece poi abbiamo dovuto fare i play-off e poi con la Scavolini Pesaro abbiamo perso in semifinale, però è stata una stagione straordinaria, forse la miglior pallacanestro di tutte le mie squadre”

9) Che ricordi ha dei tre anni a Imola? 

“Forse è un po’ paragonabile a quella di Castel Maggiore che con poco budget siamo riusciti a fare tantissimo perché il primo anno ci siamo salvati ed il secondo siamo arrivati in semifinale per andare in A1; qui, a differenza di Castel Maggiore, abbiamo fatto una scelta di talento con giocatori italiani esperti infatti c’era Maggioli, Prato, Frank Bushati con cui ci sentiamo spesso, e americani più giovani. Abbiamo fatto una scelta diversa perché abbiamo pensato in quel momento di avere degli italiani sicuri e questo ha pagato”

10) Quanto è stato difficile nel 2020 veder interrotta la stagione? Ha qualche rimpianto di quell’anno? 

“Sinceramente rimpianti no, purtroppo c’è stato questo evento più forte che è stato un cataclisma che ci ha bloccato le vite di tutti noi per cui non possono esserci rimpianti. Sicuramente è stata una bella stagione, mentre eravamo in un momento di forma straordinaria però quando si parla di salute, si parla di quello che è successo,non ci possono essere rimpianti”

11) Una stagione magica che si apre con la vittoria in supercoppa, per poi proseguire con due sconfitte diverse in finale di Coppa Italia ed EuroCup. Quanto è stato difficile reagire a livello mentale alla sconfitta rocambolesca in finale di EuroCup? 

“È stato un grande dispiacere sicuramente ma allo stesso tempo è stata forse la consapevolezza che avevamo una squadra forte che giocava molto bene perché abbiamo giocato contro un team che era molto favorita nei nostri confronti in finale e invece abbiamo dimostrato che abbiamo disputato la finale al loro livello e forse anche meglio, per cui c’è stata la consapevolezza che eravamo forti. Dopo tutto il percorso, le vittorie che c’erano state e la sconfitta in Coppa Italia sapevamo che in quel momento eravamo una formazione forte”

12)A Maggio è arrivato un incredibile e storico scudetto: quali sono state le chiavi di quel successo e cosa vuol dire per lei essere stato l’allenatore che ha riportato lo scudetto a Venezia dopo 75 anni? 

“Partiamo dal fatto che sono stato l’allenatore che ha riportato lo scudetto dopo 75 anni, forse son stato anche il primo allenatore perché quello era uno scudetto a metà e vinto a metà campionato, però sapere che ho dato qualcosa che rimarrà nella storia per Venezia e per la Reyer questo è sicuramente una cosa che mi inorgoglisce. In finale ci siamo trovati senza la giocatrice nostra più importante (Yvonne Anderson) e giocare senza di lei non è stato facile e credo di aver abituato le ragazze a interpretare la pallacanestro in maniera anche aperta in cui tutti potevano giocare in ruoli diversi ci ha dato la possibilità di riuscire ad essere efficaci anche senza Anderson, giocando per molti minuti con Natasha Howard da numero 3 e forse questa è stata la chiave, la duttilità, ma questa viene dagli allenamenti e far capire che si può giocare in diversi ruoli e che la pallacanestro non è fatta solo di schemi ma fatta di fondamentali che poi devono essere riprodotti”

13) Ha fatto scalpore l’addio a Venezia dopo lo scudetto, quali sono i motivi dietro all’addio al team lagunare? 

“Questi sono motivi personali che è meglio che vengano lasciati dentro lo spogliatoio, sicuramente a me è dispiaciuto molto e credo che forse adesso anche a chi ha preso questa decisione sicuramente gli sarà dispiaciuto”

14) Che ricordi ha dell’esperienza in azzurro? Si sente orgoglioso di aver riportato l’Italia dove merita? 

“Allenare l’Italia è una delle chiavi del nostro lavoro e sono sogni che si realizzano e quando suona l’inno che c’è in ogni partita e quello di quando vesti la maglia azzurra è una cosa particolare. Esser arrivati sesti agli Europei del 2009, vinto ai Giochi del Mediterraneo e portato successi che dopo 10 anni nessuno è riuscito a riprodurre uguale e credo che sia una grande soddisfazione”

15) Quali sono stati i suoi riferimenti tra gli allenatori? 

“Sono autodidatta, mi piace studiare, guardare, leggere. Sicuramente Piero Bucchi, il primo allenatore con cui ho fatto l’assistente e mi ha dato tanto a livello di organizzazione, di metodologia al lavoro, ma come riferimento tecnico sono soprattutto gli americani, Phil Jackson su tutti, nel cercare di introdurre in Europa il triple post – offense e adesso mi piace guardare i Golden State Warriors che hanno una pallacanestro molto moderna e credo che sia l’evoluzione del tipico triple post – offense.”

Ringraziamo il Coach Giampiero Ticchi per la grande disponibilità