[ESCLUSIVA] Giuditta Nicolodi ci racconta il suo primo anno a Lucca

Intervista alla giovane lunga di Lucca, alla vigilia del weekend di Coppa Italia

di Andrea Fabbian

Non si può certo dire che a Giuditta Nicolodi piaccia perdere tempo: dopo aver iniziato a giocare a basket a 14 anni la giovane trentina è approdata già a 16 anni a Venezia e a 19 era già nella massima serie a difendere i colori della squadra lagunare. Dopo qualche anno di peregrinazioni (Trieste, Vigarano e Vicenza in A2) e un brutto infortunio Nicolodi è approdata in estate al Basket Le Mura Lucca fresco di scudetto, pronta a giocarsi le sue carte dopo la buona stagione a Vicenza. Nell’ultimo mese poi Giuditta ha avuto la soddisfazione di esordire in nazionale maggiore e nel weekend sarà impegnata in un trofeo importante come la Coppa Italia, abbiamo sentito le sue sensazioni.

 

Ciao Giuditta, quest’anno sei arrivata in una realtà importante come la squadra campione d’Italia e a inizio stagione hai dichiarato che avresti accettato di partire dalla panchina senza problemi mettendoti a disposizione; con l’andare delle partite però ti sei ricavata un minutaggio importante a suon di buone prestazioni sempre in crescendo. Ti volevo chiedere quindi se sei soddisfatta finora e se ti aspettavi di avere così tanto spazio per di mostrare il tuo valore.

Non mi aspettavo di avere così tanto spazio, venivo da un anno di transizione in A2 e quando è arrivata la chiamata di Lucca non pensavo di giocare così tanto; dopo i primi contatti con la società  non volevo crederci ed ero talmente felice che non vedevo l’ora di iniziare. Sicuramente il periodo della preparazione è stato molto faticoso, la fatica però è stata ripagata in quanto è stato fantastico calarsi in questo contesto dove a una bella città come Lucca si abbina la possibilità di lavorare in un’organizzazione di prim’ordine come il Basket Le Mura. In ogni caso posso ritenermi soddisfatta perchè so di aver lavorato duro per meritarmi le mie opportunità.

 

Nei prossimi giorni avrai la possibilità di giocare un trofeo importante come la Coppa Italia, il tuo primo appuntamento importante da quando sei a Lucca. Sei emozionata ? Dove pensi che potrete arrivare come squadra?

Si sono emozionata e non vedo l’ora di giocare, sono consapevole che la prima partita sia importante ma l’obbiettivo è quello di arrivare in fondo. Venezia è un avversario ostico che abbiamo affrontato già due volte quest’anno: la scorsa settimana abbiamo perso così come all’andata ma abbiamo sempre dato il massimo e nel match di inizio stagione abbiamo perso contatto solo nei minuti finali.  L’imperativo sarà mantenere alta la concentrazione ed evitare cali di tensione perchè la pressione è tanta, speriamo però di fare una buona partita e giocarcela fino in fondo.

 

Dopo aver avuto alcune esperienze in A1 con Vigarano, Venezia e Trieste hai scelto coraggiosamente di scendere di categoria passando a Vicenza in A2. Vorrei che ci parlassi dell’importanza di questa esperienza nella tua crescita personale e cestistica, oltre che nel recupero dall’infortunio patito a Vigarano.

Mi sono infortunata a Vigarano verso Dicembre ed è stato molto duro recuperare in quanto il campionato di A1 finisce a Marzo e dopo i due mesi di riabilitazione è stato praticamente impossibile ritornare in forma per il rush finale del campionato. Dopo questo momento difficile ho parlato con il mio procuratore e gli ho espresso la volontà di scendere in A2 per riscattarmi e  riprendere fiducia nei miei mezzi  oltre che per riprendere a fare certe cose che non mi venivano più naturali dopo l’infortunio. Ho voluto fare questa esperienza perchè avevo la possibilità di fare esperienza e sbagliare molto di più rispetto alla massima serie, oltre a questo il fatto che il campionato sia molto più lungo mi ha aiutato ad accumulare minuti e  ritrovarmi completamente dal punto di vista fisico e mentale.

 

Passiamo ora alla nazionale, recentemente hai avuto la possibilità di esordire in nazionale maggiore contro la Svezia. Volevo sapere le tue sensazioni a riguardo dato che, pur avendo iniziato a giocare tardi, sei già arrivata a misurarti e allenarti con le più grandi giocatrici italiane. Si è trattato poi di un esordio in una partita importante da vincere assolutamente , quindi immagino che l’emozione fosse molto forte.

Sicuramente è stata un’esperienza bellissima anche se è scontato da dire: la prima  volta che coach Crespi mi ha parlato della possibilità di partecipare al raduno non ci volevo credere e non nego di aver avuto un po’ di timore in quanto avrei dovuto misurarmi con giocatrici abituate a giocare in Eurolega; malgrado ciò mi sono detta che non avevo nulla da perdere e ho cercato di mettere in campo ciò che sapevo fare. Dopo cinque giorni di raduno è arrivata la convocazione per le partite ma fino a quando non ho calcato il parquet in partita non mi sono resa conto fino in fondo di cosa mi stava accadendo; durante la presentazione e l’inno avevo i brividi ma quando sono entrata in campo non avevo paura e ho cercato di fare bene mettendomi a disposizione della squadra. Ho cercato di mettere tutto quello che avevo, pensando che era la mia diretta avversaria (Zahui ndr.) a dover dimostrare qualcosa mentre io non avevo nulla da perdere.

 

In altre sedi hai nominato due allenatori in particolare che ti hanno aiutata a crescere, vorrei ampliare il discorso e mi piacerebbe che mi parlassi delle persone che secondo te ti hanno aiutata ad essere quella che sei oggi sia in campo che fuori.

Io ho iniziato tardi a giocare e ho avuto la fortuna di avere a Riva del Garda fin da subito due allenatori importanti che ora non allenano più; queste due persone mi hanno inserito subito in un contesto ambizioso e rigido dove bisognava per forza lavorare bene organizzandosi in ogni aspetto dallo studio al basket. Mi hanno trasmesso la mentalità secondo cui il lavoro ripaga sempre i sacrifici fatti; ho iniziato a capire che ogni rinuncia o ogni fatica portava un qualcosa sul piano personale o sul piano della squadra e questo secondo me è stato un insegnamento importante. Un’altra persona importante, stavolta nella mia esperienza a Trieste, è stato Nevio Giuliani che mi ha trasmesso la mentalità vincente ma soprattutto mi ha infuso tanta fiducia in me stessa. L’ultima persona che voglio nominare è Loris Barbiero: è stato importante per l’attenzione ai dettagli che mi ha imposto; mi ha insegnato ad elevare il mio gioco ad un livello superiore con la concentrazione e l’attenzione. Ovviamente Barbiero mi ha aiutato anche dal punto di vista tecnico ma il suo lavoro sui dettagli e sull’aspetto mentale mi ha colpito molto.

 

Come dicevamo, hai iniziato a giocare tardi (a 14 anni) e già a 16 anni sei andata via di casa per vivere a Venezia e hai imparato presto cosa significhi fare sacrifici per allenarti vivendo lontana dalla famiglia, dagli amici e cambiando una città all’anno. Vorrei che mi parlassi delle difficoltà che hai incontrato nel condurre questo tipo di vita da così giovane.

Già nello sport che facevo prima ero abituata a lunghi viaggi e trasferte per poterlo praticare, sin da piccola avevo familiarità con le  lunghe trasferte perchè in Trentino c’erano poche possibilità; oltre a ciò mi allenavo cinque volte a settimana e quindi non è mai stato un problema rinunciare a qualcosa per lo sport. I primi tempi in cui giocavo a basket non mi sembrava vero di allenarmi  3 volte a settimana (ride ndr.); essendo sempre stata abituata a impegnarmi molto nello sport quando sono andata a Riva del Garda è venuto tutto di consegunza, quindi è stato meno traumatico del previsto. Quando sono andata a Venezia è stato il passaggio più tosto in quanto avevo  solo 16 anni, in quel momento mi ha aiutato molto il fatto di vivere con altre ragazze nella mia stessa situazione e la presenza dei miei genitori che venivano spesso a Venezia. Per quanto riguarda le amicizie dopo un primo momento difficile sono sempre stata tranquilla in quanto sono convinta che chi vuole rimanerti vicino lo fa anche se si è distanti; inoltre cambiando città ogni anno ho la possibilità di conoscere compagne nuove quindi ogni anno lego con persone diverse.

Infine una domanda forse scontata, chi è il tuo giocatore/giocatrice preferito/a? Perchè?

Nicoló Melli. Mi piace molto perché ha la capacità di rendersi utile facendo tutte quelle piccole cose, non per forza  appariscenti, che poi risultano decisive nell’economia di una partita. Il suo altruismo e il suo mettersi a disposizione della squadra sono per me fonte di ispirazione.

 

 

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