Matilde Villa: “La pressione mi dà lo stimolo per lavorare ancora più duro e cercare di fare sempre meglio”

La neo sedicenne è intervenuta nella rubrica di Andrea Zerini & Co., dal rapporto con la sorella e la scuola e i tanti sacrifici per un sogno nel cassetto.

di Marco Muffatto

Matilde Villa ha partecipato ad una chiacchierata su Little Talks, pagina gestita dal cestista di Napoli Andrea Zerini, Raffaele Camerini e Stefano Strillò, abbiamo raccolto per voi le parti interessanti dell’ intervista.

36 punti contro Sassari ed è esplosa la Matilde Villa mania, te la sentivi quella partita oppure hai aspettato e hai capito che potevi fare di più del solito?

Già quando sono entrata in campo avevo molta voglia di spaccare, perché nella precedente partita non avevo fatto bene e quindi ero molto carica.

Si legge che hai iniziato a giocare per la noia di vedere tuo fratello giocare, è vero? E soprattutto sia te che tua sorella avete iniziato così o tu hai trascinato lei?

Diciamo che tutte due non riuscivamo a stare ferme e ci annoiavamo, è una storia vera. Quindi abbiamo preso un pallone e da li è nata la passione e non abbiamo più smesso di giocare a basket. All’inizio eravamo a Lissone, con i maschi, e poi quando non si poteva più giocare “misti” siamo andate a giocare a Costa.

Come mai hai scelto la maglia numero 6?

Diciamo che non l’ho scelto per un motivo “valido”, ho scelto quel numero perché è capitato, e visto che mi sta portando fortuna penso che resterà quello.

C’è stato un episodio in particolare nel quale hai deciso che il basket sarebbe stato il tuo pane quotidiano?

Sinceramente non c’è stato un episodio, ma sicuramente c’è stato un torneo dove ho capito che il basket sarebbe stato molto importante, ed è stata la mia prima finale nazionale U14 a Bormio dove abbiamo vinto il primo scudetto. Da li ho capito che volevo andare avanti così.

C’è un giocatore/giocatrice a cui ti ispiri?

Il mio idolo indiscusso è Stephen Curry, mi diverte molto guardarlo, mentre come giocatrice femminile non ne ho una come riferimento. Comunque quando gioco contro tutte le altre cerco di prendere qualcosa da ognuna.

Come riesci a gestire la pressione che si è venuta a creare?

Diciamo che dopo questa prestazione non mi aspettavo tutta questa attenzione e comunque un po’ la pressione si fa sentire. Penso però che continuerò a lavorare e questo mi dà lo stimolo per lavorare ancora più duro e cercare di fare sempre meglio. Comunque la pressione si sente, ma cerco di farmela scorrere un’attimo.

Parlando di America, ce l’hai come sogno di andare a giocare in WNBA?

E’ un sogno però non ci penso molto, penso a vivere il momento a godermelo, ho ancora tanto da lavorare ad imparare e con il tempo poi si vedrà.

C’è un’ avversaria che ti fa più paura delle altre e da cui pensi di avere tanto da imparare?

Cerco di non pensare troppo alle giocatrici che mi possono spaventare, altrimenti diventa una difficoltà in più da sorpassare in campo. Quindi gioco normalmente contro chiunque, ovviamente con il massimo rispetto per tutte.

Visto che hai citato l’America, se ci fosse possibilità di andare al College, ti piacerebbe?

Secondo me se ci sarà occasione e/o l’opportunità la coglierei perché impari molte cose e sarebbe un’esperienza unica che vorrei provare.

Tua sorella gemella Eleonora, cosa dice?

Lei mi aiuta molto, la sua presenza per me è una cosa importante, mi trasmette energia, mi dà consigli dentro e fuori dal campo. Quindi avercela al mio fianco e sentire il suo appoggio per me è molto importante.

Sei riuscita a “vivere” un po’ di Kobe Bryant?

E’ stato uno dei miei giocatori preferiti, mi ha ispirato per giocare a basket e soprattutto la sua mentalità e la sua perdita ha influenzato tutti in questo mondo.

Come fa una ragazza della tua età a giocare in serie A, a studiare e trovare spazio per il tempo libero?

C’è molta organizzazione, quando non sono in palestra studio o mi porto avanti, ma se ci tieni a fare tutte e due le cose trovi il modo per fare tutto.

Raccontaci, dopo un grandissimo europeo con la Nazionale U16, come è stata questa esperienza?

Eravamo a Skopje, un’esperienza bellissima, indossare la maglia della nazionale è sempre motivo d’orgoglio. Le compagne le conoscevo tutte, abbiamo instaurato un bellissimo rapporto e si è visto anche in campo, ottenendo un buon risultato.

Cosa ne pensano i tuoi genitori? Ti sostengono in tutto?

Devo ringraziarli perché comunque mi portano avanti e indietro per le palestre, investono il loro tempo per il trasporto. Mi sostengono sempre, sono i primi a sostenermi quando faccio prestazioni belle e meno belle e mi ricordano soprattutto che la scuola è importante.

Segui il campionato italiano di basket? Se sì, sei simpatizzante di qualche squadra in particolare?

Non lo seguo molto, ma simpatizzo per Cantù perché ci sono li alcuni dei miei amici delle giovanili che giocano lì.

Dopo l’esperienza con la nazionale giovanile, hai come obiettivo quello di rappresentare l’Italia con la nazionale maggiore?

E’ un sogno che ho fin da piccola, ma devo lavorare ancora molto per poterla indossare, perché ci sono giocatrici che hanno dimostrato di poter giocare a questo livello per moltissimi anni. Comunque sono fonte di ispirazione per me e ho molto da imparare anche da loro, una su tutte Cecilia Zandalasini.

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