Storia, passione, valori sani: ecco perchè la famiglia Cluny non può scomparire

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Una realtà fatta di ingiustizie, di sacrifici non riconosciuti, di menzogne, di falsità, di decisioni prese spesso prescindendo da tutto ciò che costituisce il sale, non solo dello sport, ma della nostra vita quotidiana, fatta di rapporti umani, emozioni, amicizia, impegno, dedizione, passione. Ci sono 95.000 persone, forse, che possono descrivervi meglio di me ciò che è accaduto in questi turbolenti giorni al Colegio San Jose de Cluny, con riferimento alla sezione cestistica di questo longevo collegio di Santiago de Compostela, capoluogo di quel meraviglioso angolo di penisola iberica incastonato sull’Atlantico che si chiama Galizia, terra di tradizioni autentiche, di un verde che riconcilia con la vita solo a vederlo ma soprattutto di uomini veri, sani, genuini, di saldi valori e principi. Non scendo nei dettagli, potrei raccontare una situazione ben diversa dalla realtà mancando di rispetto a tutti, soprattutto a chi è afflitto da questa sconcertante situazione. Si tratta, sostanzialmente, di storie, purtroppo note, anche alle nostre latitudini. Riassumendo: gestioni societarie poco oculate, per non dire scellerate ma azzarderei anche fraudolente, con ripercussioni e conseguenze che ricadono su atleti, allenatori, famiglie, ovvero gli ultimi soggetti “imputabili” per questo tipo di epiloghi, “colpevoli” solo di coltivare, seguire, educare e sostenere la propria passione e quella di decine di giovani discepoli che scelgono di cimentarsi con lo sport più bello dell’universo. Santiago è una città che per molti versi mi ricorda la mia Brindisi: territorio ricco di storia, cultura e tradizioni, con un’insensata, viscerale, accesissima passione per il basket. Un sottobosco di piccole squadre che si sfidano nei vari campionati giovanili, formazioni senior che gareggiano a vari livelli, tanta competenza e una passione smisurata per la pallacanestro. In Italia, si direbbe che “Santiago è una città che vive di pane e basket“, ecco, cambiamo tipo di companatico optando per la locale artesana e direi che la realtà è descritta alla perfezione. Troppo spesso, negli ultimi anni, abbiamo assistito a una sempre più marcata denigrazione della palla a spicchi; i motivi spaziano da precise scelte delle tv, della stampa, dei mass media, sempre pronte a incensare il “Dio” calcio, fino ad arrivare a discutibili scelte federali, passando da dirigenti e addetti ai lavori assolutamente inadeguati nel ricoprire le cariche ricevute per uno slancio di Grazia Divina. Ecco, miscelando questo scenario, che abbraccia poi in misura inevitabilmente maggiore il basket femminile, con le solite gestioni che mirano più agli interessi personali che al bene e alla crescita di un progetto o di un gruppo, e la situazione nella quale si ritrovano adesso giocatrici e staff tecnico del CB Cluny è pressochè delineata.

Ho visto dal vivo due partite del Cluny, precisamente quelle che vedevano come protagonista il senior femenino, sicuramente una delle categorie più rappresentative e generose, portavoce di sani valori come lealtà, sacrificio, determinazione, unità, coraggio. Sono rimasto impressionato da un mare di sorrisi, di mani aperte che si sfioravano con quelle di una compagna vicina  in un momento di leggera difficoltà per rincuorarla, sostenerla, aiutarla. Una famiglia, come ho letto da più parti in questi giorni, in cui ci si aiuta e ci si sostiene, condividendo insieme le gioie e metabolizzando sempre uniti le delusioni. A Iago e Cristina, persone speciali che spero la Vita vincoli per sempre al mio cammino, mando un abbraccio sincero, avete tutto il mio sostegno e la mia solidarietà. Cosi come estendo la mia vicinanza a tutte le vostre straordinarie giocatrici e compagne, a tutta la gente che vi segue in casa e in trasferta, a tutti coloro che sono parte del CB Cluny, mettendo ogni giorno entusiasmo e voglia di imparare e crescere attraverso lo sport. La passione è una fiamma divampante che spesso permette di riscaldare gli animi e i cuori anche nei momenti più freddi e delicati, sono sicuro che continuando a coltivarla insieme potranno aprirsi incoraggianti scenari e orizzonti futuri. Se si resta uniti e non ci si abbatte, una possibilità c’è sempre. Sempre.

Cari lettori di Basketinside, a voi chiedo solo una cosa: inondate di “Mi Piace” la pagina Facebook “Para la continuidad de CB Cluny”e sostenete l’hashtag #sentimientocbcluny, lanciato sulle varie reti sociali. Santiago e il Cluny sono lontane dalle vostre vite e dalle vostre squadre del cuore o da quelle in cui giocano i vostri figli, lo so, ma credetemi, l’incoerenza e l’ingiustizia sono temi tristemente attuali nel panorama sportivo dilettantistico e giovanile italiano, spesso bistrattato e solo nella battaglia contro interessi personali che fanno capo a poche teste, prescindendo dalla passione, dall’impegno e dall’entusiasmo di chi invece costituisce la più grande risorsa dello sport a tutti i livelli, ovvero i giovani e chi, con costanza e sacrificio, cerca di educarli e sostenerli.

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