Zandalasini in finale WNBA, Capobianco: «Un orgoglio per il basket italiano»

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L'emblema del rapporto di stima tra allenatore e giocatrice

Cecilia Zandalasini, la prima italiana a scendere in campo in una finale WNBA: questa sera potrà avverarsi il sogno di una vita. Una vita, quella della ventunenne di Broni, dedicata esclusivamente alla pallacanestro ma che, come racconta Andrea Capobianco, è stata segnata da una forte componente educativa: «Cecilia è un fenomeno, sia dentro che fuori dal campo – ha detto al telefono coach Capobianco, che ha allenato Zandalasini agli Europei di giugno in Repubblica Ceca -. È una ragazza che si è sempre allenata nel modo corretto, con la giusta attenzione e la giusta concentrazione». Il segreto di tutto? «Un’educazione familiare molto elevata – afferma l’ex CT della Nazionale -, che la porta ad essere predisposta a relazionarsi nel modo adeguato. È una campionessa, ma con una mentalità di questo tipo accettare i consigli diventa una cosa normale per lei».

Il palcoscenico che ha definitivamente posto Zandalasini sotto i riflettori degli scout WNBA, portando la dirigenza delle Minnesota Lynx a offrirle un contratto per i Playoffs, è stato proprio quello degli scorsi Europei, in cui Cecilia, la più giovane della spedizione italiana, ha trascinato le azzurre con 19 punti e quasi 10 rimbalzi di media, venendo inserita nel miglior quintetto della manifestazione nonostante l’Italia sia arrivata solo settima.
Esordio nella finale WNBA oggi, 24 settembre, a Minneapolis contro le Los Angeles Sparks, che l’anno scorso hanno tolto il titolo proprio alle Lynx vincendo di 2 la decisiva gara 5 di finale.

Probabilmente Zandalasini, la più giovane italiana di sempre ad andare a giocare oltre oceano non troverà molto spazio vista la caratura delle Lynx che sono in finale per la sesta volta negli ultimi sette anni, ma il futuro è dalla sua parte e la dirigenza sembra voler investire su di lei, facendola diventare il backup di Maya Moore già dalla prossima stagione. Un’occasione che non sarà sprecata se l’ala di origini lombarde procederà su questa strada, continuando a dimostrare umiltà e carattere. Nonostante il tempo trascorso sui parquet americani non sia ancora molto, infatti, Cecilia non ha affatto sfigurato in campo al fianco delle migliori cestiste al mondo.

«Ha giocato minuti importanti, spesso nelle fasi finali delle partite, e non è una cosa normale per una ragazza di 21 anni» ha commentato Andrea Capobianco, prima di raccontare un aneddoto che rende bene l’idea sul tipo di giocatrice che è Cecilia Zandalasini: «Il primo giorno che l’ho allenata, l’ho chiamata in disparte e le ho detto che sarebbe dovuta diventare la migliore d’Europa. Lei ha sorriso e ha abbassato lo sguardo. Ora, e ci tengo a ribadirlo, a soli 21 anni, è tra le migliori del nostro Continente, ma il cerchio si potrebbe allargare e penso che possa diventare anche una delle migliori al mondo». Non ha dubbi l’allenatore napoletano, molto legato alla giocatrice di Broni: «Dobbiamo essere tutti contenti e orgogliosi di lei. Ciò che ‘Zanda’ sta facendo è una cosa straordinaria per l’intero movimento cestistico italiano».